Scusate la lunga assenza…

Eccomi qui.

Sono stato assente a lungo, prima perché mi sono concesso anche un po’ di vacanza (mentale, molto più che “fisica”) durante il mese d’agosto. Poi perché al rientro mi si sono scaricati addosso numerosi impegni che mi hanno coinvolto.

Le cose da segnalare, ma lo farò presto in post “appositi”, sono: una gradevolissima citazione del blog degli amici di “Recuperare credito” e del mio blog su una importante rivista che parla del mondo del credito; il fallimento dell’ennesima (ma questa proprio grossa grossa) banca statunitense, con conseguenze sparse per il mondo e il salvataggio (invece) del più grande colosso assicurativo del mondo; infine, l’estate è finita e le giornate, almeno qui al nord, tornano grigie (l’estate del credito facile, invece, era già finita da un pezzo).

State collegati. Riprenderò presto.

Crisi dei mutui: il punto della situazione.

Nel mio ultimo intervento raccontavo di Fannie Mae e Freddie Mac, banche (è improprio dire “banche” ma ci si capisce meglio) statunitensi in crisi finanziaria, nonostante non erogassero “subprime”, e concludevo che sarebbero state salvate in qualche maniera (non c’erano alternative reali praticabili), dal governo USA (a spese dei contribuenti, è ovvio, anche se dilazionate). Oggi questo succede e ce lo confermano tutti, compresa SkyTV.

Nel frattempo il presidente della CONSOB ci informa che se da una parte la crisi internazionale delle banche (la chiamano crisi del credito, che fa meno paura) è ben lontana dal definirsi superata (e infatti è fallita una delle maggiori banche USA, IndyMAC), dall’altra parte le banche italiane sono pochissimo esposte in problemi relativi ai mutui americani (altro video SkyTG24):

 Il che fa ben sperare Leggi il seguito di questo post »

Oh, sorpresa: la crisi dei mutui USA non è solo subprime.

Ringraziate il vostro Dio, se ne avete uno, o la sorte in caso contrario, perché siete in Italia (almeno la maggior parte di coloro che mi leggono, visto che scrivo in italiano).

Cerco di semplificare una notizia che sta probabilmente passando molto inosservata presso il pubblico: in un momento in cui da un anno (il compleanno è in questi giorni) si parla spesso di mutui subprime, so che i più, se vedono un articolo che parla di mutui americani, identificano mentalmente con “subprime” e cambiano pagina senza approfondire. Lo so perché poi chiedono a me come mai, se si tratta di mutui americani, fanno tanto confusione qui da noi nella vecchia Europa.

Chi di voi conosce Fannie Mae e Freddie Mac? Non sono due cantanti o due attori di fiction, sono due banche. Statunitensi. Semi-pubbliche. Che NON hanno mai erogato mutui subprime, anzi. Che sono terribilmente in crisi.

Già, perché il crollo dei prezzi degli immobili Leggi il seguito di questo post »

Cosa sono i “subprime” e perché sono stati un disastro.

Visto che è un argomento “sulla bocca di tutti”, e a proposito del quale ho sentito dire corbellerie incredibili, vediamo se riusciamo a rendere semplice e comprensibile ai più questo spinoso argomento.

Introduzione.
Cominciamo con il dire che i mutui subprime esistono da molto tempo, da molto prima che si cominciasse a parlarne. I mutui “subprime” (tipici del mondo anglosassone ed impossibili in Italia per le ragioni che poi vedremo) sono mutui concessi ed erogati a clientela non “prime”, cioé a clientela che difficilmente è in grado di far fronte all’impegno preso.
Nel mondo anglosassone il “credito” è un mercato molto diverso da come ne abbiamo esperienza in Italia. Una delle cose che sento dire più spesso è che “le banche ti danno i soldi solo se dimostri di non averne bisogno” e questo, in Italia, in un certo senso è assolutamente vero perché “se tutto va male” la banca deve andare da un giudice e convincere quel giudice che nel momento in cui ti aveva concesso il prestito per comperare l’immobile tu eri un cliente “finanziabile” (in grado cioé di restituire il prestito). Deve dimostrare, in sostanza, che ti ha concesso il prestito per permetterti di comprare casa, non con lo scopo nascosto di portartela via. Per fare ciò consuma diversi anni e parecchi soldi. Nel mondo anglosassone, invece, Leggi il seguito di questo post »